Hai un’idea da realizzare? I soldi chiedili alla folla

Meglio un milione da un singolo finanziatore o un euro da un milione di finanziatori? Crowd funding e Venture Capital a confronto

Come se la passano i fondi Venture Capital? Dal web arrivano dati contrastanti. Una prima serie di dati proviene da un report di Cb Insights relativo al secondo quarto del 2012. Stando a questa indagine l’entità dei finanziamenti è nettamente aumentata: rispetto al primo quarto dell’anno si parla di un incremento del 37%, che porta l’intero settore a toccare livelli paragonabili all’epoca del boom di internet.

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Entrando più nel dettaglio, i finanziamenti si dirigono sempre di più nel settore dei mobile devices, soprattutto nei comparti foto e video (si parla di un “Instagram effect”). Al contrario il settore green mostra una certa flessione, a dispetto di singoli investimenti di grande entità: gli investimenti in energia rinnovabile scendono al di sotto della soglia del 30%. Considerando tutto il flusso di denaro legato ai Venture Capital, la California resta in vetta nei finanziamenti (con il 58%), mentre si definiscono nuovi centri di investimento: New York e il Massachussets si piazzano rispettivamente al secondo e terzo posto.

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Aumenta, d’altra parte anche la quantità degli investimenti di tipo seed: quelli di minore entità e che prevedono, da una parte, un rischio inferiore per l’investitore, d’altra parte un minore vincolo per l’azienda che viene finanziata.

Una seconda serie di dati proviene dalla Kauffman Foundation. Il gruppo ha preso in esame la storia di una selezione di 100 fondi di investimento importanti negli ultimi vent’anni – pressappoco l’intera storia del Venture Capital – ed è giunta a conclusioni non ottimistiche.
La gran parte degli investitori istituzionali (ad esempio i fondi pensionistici) non ricevono dai fondi di VC il ritorno auspicato e solo il 20% dei fondi analizzati ha generato un ritorno superiore a investimenti nel mercato pubblico. La Kaufmann Foundation intende pertanto ridefinire le proprie strategie di investimento in questo ambito.

Aumento degli investimenti dunque, ma anche difficoltà nel monitorarne e garantirne la performance sul lungo periodo. D’altra parte si stanno definendo delle modalità alternative di finanziamento, che non puntano su grandi somme versate da un singolo gruppo, ma sulla raccolta dal basso di piccole somme, distribuite su un’intera folla. È il crowd funding.

Il Crowdfunding non è un finanziamento – perché non c’è nessuna promessa di ritorno economico – ma non è neppure una donazione, perché i finanziatori ricevono normalmente un qualche genere di “ricompensa” per la loro scommessa. Spesso la donazione vale come pre-ordine del prodotto che la start up intende mettere in commercio, e la ricompensa può essere costituita proprio da un esemplare del prodotto (ad esempio un album musicale). Le donazioni si aggirano attorno a una media tra i 20 e i 70 dollari e la maggior parte dei finanziamenti è tra i 2.000 e i 25.000 dollari. Cifre piccole, insomma, ma sufficienti molto spesso a dare l’avvio a storie di successo.

Una di queste storie ce la racconta Innovation America. Si tratta del caso di Scott Wilson, designer e fondatore della Minimal Inc. La sua idea era molto semplice: trasformare l’iPod Nano in un orologio smart attraverso una custodia-cinturino. Wilson non si è scoraggiato vedendo in un primo tempo la sua idea respinta al mittente da parte di Apple e di altri produttori di accessori e ha avviato una raccolta fondi di tipo crowd. In breve tempo il capitale ha raggiunto cifre vicine al milione di dollari. Oggi l’accessorio di Wilson è diffuso a tal punto da costituire un incentivo all’acquisto del prodotto Apple: si compra un iPod Nano per montare il cinturino ideato da Wilson.

Il crowd funding è ancora un campo poco esplorato. Per fare un esempio, manca una regolamentazione ufficiale del finanziamento, anche se il successo di queste iniziative sta spingendo all’introduzione di normative per la protezione del cliente e per il monitoramento delle donazioni più ingenti. Inoltre, l’offerta di piattaforme per il crowd funding si sta a poco a poco diversificando.

Kickstarter è il caso più noto. Inizialmente doveva essere una piattaforma di finanziamento per artisti (musicisti e registi indipendenti), per far sì che il pubblico più affezionato potesse contribuire alla realizzazione dei loro progetti. Successivamente il servizio si è allargato, sebbene il focus cinematografico rimanga: 15 film realizzati in questo modo sono arrivati al Sundance Film Festival. RocketHub è invece specializzato nel finanziamento della ricerca scientifica e delle arti, mentre Peerbackers è stato adottato da studenti alla ricerca di fondi per pagarsi un viaggio di formazione all’estero. IndieGoGo, infine, ha una vocazione per il sociale e la salute.

Il sistema di raccolta monetaria può essere o graduale o puntuale: Kickstarter, ad esempio, preleva dalle carte di credito dei finanziatori la cifra da questi decisa solo se l’obiettivo di finanziamento (la cifra necessaria per partire) viene raggiunto, mentre Peerbackers preleva anche se la soglia non viene superata e recapita al destinatario quello che si riesce a raccogliere. Si tratta di servizi che si mantengono a commissione (in entrambi i casi pari al 5%).

Anche per il crowd funding non mancano le voci critiche. Come fa notare Kernel Magazine nella raccolta dei fondi attraverso piattaforme web di questo tipo, lungi dall’ovviare ai rischi del Venture Capital, si rende impossibile rispettare le sole regole che possano minimizzarne l’impatto: esperienza, diligenza, costanza nel rapporto con chi viene finanziato. Ma siamo poi sicuri che Venture Capital e Crowd Funding debbano essere posti in alternativa? Non si tratta di risposte a esigenze differenti?

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